Dagli occhi di uno studente:
racconto di un viaggio nella bellezza.

di Pierpaolo Gramegna
© La Sfera Danza

Premessa

Le relazioni sugli spettacoli del Festival, dal 1 al 23 novembre, sono delle mie semplici considerazioni, da studente universitario appassionato d’arte, su ciò che ho visto durante la XXII Edizione del Festival Internazionale La Sfera Danza. Le relazioni, ovviamente, non vogliono (e non possono) essere delle critiche professionali, in quanto non dispongo delle competenze necessarie per poterne scrivere, ma una testimonianza su ciò che ho provato e apprezzato durante i vari spettacoli come spettatore.

Il canto di Orfeo

1 Novembre

Il canto di Orfeo – Alessandro Piuzzo e Giacomo Quagliotti

Oratorio San Michele Arcangelo – Padova

Coreografia Adriana Cristiano

Nello scrigno di bellezza e innovazione Trecentesca che è l’Oratorio di San Michele Arcangelo a Padova, prende vita “Il Canto di Orfeo”, spettacolo di danza contemporanea in cui la struggente ed elegante coreografia, curata da Adriana Cristiano ed interpretata in maniera impeccabile da Alessandro Piuzzo e Giacomo Quagliotti e la regia di Claudio Malangone, trasformano in movimento il mito greco di Orfeo, raccontando di due protagonisti che patiscono il dolore causato dalla separazione e dalla distanza, dalla mancanza reciproca e da una forza più potente dell’essere umano, come la morte nel caso di Orfeo, che due volte gli strappa Euridice, a cui lo stesso si ricongiungerà solo nel momento della sua stessa morte, causata dalla sua ossessione per un passato che non può tornare.

L’Oratorio di San Michele è forse il luogo più adatto dove poter mettere in scena uno spettacolo che riflette, oltre che sulla separazione, anche sui rapporti tra il passato e il presente, sulla necessità di innovazione e sulle memorie. Jacopo da Verona stesso, affrescando l’Oratorio, che è esso stesso un contenitore di memorie, guarda al passato attraverso gli insegnamenti di Giotto, proponendo, però, grandi innovazioni per quella che era l’arte del tempo, introducendo un tono domestico nelle rappresentazioni sacre e specialmente nella figura di San Michele, non più raffigurato come un guerriero, ma come un giudice che pesa le anime dei mortali, per capire chi di loro andrà in paradiso e chi, come Orfeo nel tentativo di recuperare la sua amata, all’inferno.

Così, tra gesti ricorrenti per tutta la coreografia, come una stretta di mano o un abbraccio attorno alla vita, simboli di una necessità di vicinanza al proprio partner che sembra, però, impossibile da ottenere, i due protagonisti riescono a trasmettere allo spettatore il dolore della separazione. Alessandro Piuzzo e Giacomo Quagliotti sono bravissimi a mantenere una grande eleganza e delicatezza anche nei movimenti più bruschi e in cui è richiesto un grande equilibrio, creando con i loro corpi composizioni e forme di grande impatto agli occhi dello spettatore. I due ballerini, sono capaci di restituire alla perfezione il senso dell’intera coreografia, sembrando incollati in una massa unica tra loro in alcuni momenti e separati da una forza invisibile, nell’impossibilità di avvicinarsi l’un l’altro, in altri.

Da evidenziare è la grande capacità espressiva dei ballerini, attraverso i gesti e soprattutto attraverso le espressioni facciali, in dei volti straziati dal dolore e commossi dalla mancanza del proprio partner, che si rilassano solo alla fine dello spettacolo in un sorriso contagioso per lo spettatore, che testimonia la grande passione e dedizione dei danzatori.

Ottima la regia di Claudio Malangone: i costumi neri riescono, nel momento in cui vengono colpiti dalla luce, ad attenuare i contrasti e quindi, nei momenti di vicinanza dei due protagonisti, a evidenziare ancor di più come essi possano diventare una forma unica attraverso i loro corpi; l’ottima luce commuove e scolpisce i corpi dei ballerini, donandogli una notevole potenza, mai, però, invasiva, per mantenere una delicatezza consona al luogo in cui lo spettacolo prende vita; la musica, tra sintetizzatori, suoni che rimandano alla civiltà e alla quotidianità, come quelli di una stazione ad esempio, ma anche violini, rimanda nuovamente al rapporto tra passato e presente, ricorrente in tutto lo spettacolo. I silenzi, invece, lasciano spazio ai respiri dei due protagonisti, più marcati o meno a seconda del momento, aumentando così la drammaticità della rappresentazione.

“Il Canto di Orfeo” è uno spettacolo che va oltre la danza, esplora l’umanità, la passione, il sentimento, dal lato pratico assomiglia ad una performance artistica il cui messaggio viene trasmesso da due ballerini che agiscono anche come attori, che hanno l’incarico, portato ottimamente a termine, di commuovere e raccontare con i loro volti, con i loro gesti ed i loro sospiri, insieme ad una scenografia mozzafiato, che più che aggiungere del valore allo spettacolo, lo completa.

Personalmente, in quanto appassionato, tra le tante cose, anche di arti figurative, ciò che più mi ha colpito dello spettacolo è l’ambientazione dello stesso, nel nuovo connubio portato avanti dal Festival Internazionale “La Sfera Danza”, tra danza e luoghi storici della città. È stata una piacevole novità per me assistere ad uno spettacolo di danza contemporanea all’interno di un capolavoro Trecentesco come l’Oratorio di San Michele, che ha riflettuto tutta la sua bellezza sui corpi e sui movimenti dei ballerini stessi, in un clima aulico, tenendomi incantato, come se ogni nuovo movimento fosse una rivelazione.

Romeo e Giulietta

2 Novembre

Romeo e Giulietta – Borderlinedanza

Teatro Quirino De Giorgio – Vigonza (PD)

Coreografia Claudio Malangone

Prima coreografia del secondo spettacolo a cui ho avuto il piacere di assistere dall’inizio di questa mia avventura nel mondo della danza contemporanea, diviso in tre parti e svolto il 2 Novembre al teatro Quirino de Giorgio di Vigonza, è “Romeo e Giulietta”, curata da Claudio Malangone, responsabile anche della regia e dei costumi della rappresentazione e reduce dalla messa in scena dell’ottimo “Il Canto di Orfeo” all’Oratorio di San Michele Arcangelo, andato in scena proprio la sera prima.

La coreografia vede il racconto, in chiave moderna, della storia di “Romeo e Giulietta” e quindi di un amore reso impossibile dalle regole sociali imposte dalle famiglie dei due amanti, che vedono alla loro relazione come una bravata e che invece è, per Romeo e Giulietta, il simbolo della propria libertà. Il bisogno dei protagonisti di unirsi, alla ricerca della così tanto bramata emancipazione, è evidenziata dai gesti plateali, potenti e disperati dei due danzatori Luigi Aruta e Adriana Cristiano, estremamente legati emotivamente sul palco, mostrando grande complicità

Sono diverse le sfaccettature che può avere un desiderio amoroso, partendo dal gioco, passando per la paura, la tristezza, la gioia, fino al sogno e all’idealizzazione, tutte componenti che si alternano nella coreografia di Malangone, rappresentate nell’interazione dei due ballerini con le varie sedie disposte in maniera sparsa sul palcoscenico, gestite con grande controllo e delicatezza, nonostante la difficoltà dei movimenti, dai danzatori, che vedono le sedie stesse diventare compagni fedeli per tutta la rappresentazione.
Le stesse sedie, simbolo di un’immobilità a cui sono costretti da sempre Romeo e Giulietta, che per questo cercano una relazione amorosa che possa emanciparli, passano dall’essere un tutt’uno con i ballerini, ad essere un ostacolo, fino ad essere un oggetto che acquista quasi una propria sacralità.

“Romeo e Giulietta” riesce a restituire perfettamente la drammaticità – complice anche la musica di Alessandro Capasso, estremamente emotiva e quasi cinematografica – della storia che noi tutti conosciamo e ad aggiungervi anche, però, una nota giocosa, che riesce a tenere incollato lo spettatore per tutta la durata dello spettacolo e portare grande freschezza al tema.

Cantieri Effimeri

2 Novembre

Cantieri Effimeri: Strutture Invisibili dell’Abitare
Accademia Nazionale di Danza Roma – AFAM
Scuola di Danza Contemporanea

Teatro Quirino De Giorgio – Vigonza (PD)

Coreografia Gaetano Borriello

Secondo spettacolo della serata è “Cantieri Effimeri: Strutture Invisibili dell’Abitare”, realizzato da Gaetano Borriello dell’accademia nazionale di danza di Roma, collaborando con i giovani danzatori di Padova Danza Project, che riescono ad aprirsi in poco tempo ad un nuovo tipo di formazione su altri aspetti del movimento, riuscendo anche, a detta del coreografo, a sviluppare un rapporto professionale stimolante.

La coreografia ha un approccio prettamente teorico: il corpo è un mezzo dinamico che disegna, abita e trasforma lo spazio, costruisce architetture che rimangono impresse nella mente dello spettatore. Questa concezione di movimento viene perfettamente restituita all’interno della coreografia, i ballerini si uniscono spesso durante lo spettacolo nel creare delle vere e proprie composizioni con i loro corpi, e queste, insieme a movimenti sincronizzati vorticosi ed espressivi, rimangono impresse nella mente degli spettatori per tutta e anche oltre la durata della coreografia.

In uno spettacolo già di grande impatto per la componente visiva e teorica che Gaetano Borriello presenta allo spettatore, viene inserita anche una componente angosciante e straniante, data dall’inespressività dei volti dei danzatori, dai costumi di colore neutro, dai silenzi, dalla musica “sussurrata” e non sempre composta da suoni, ma quasi da rumori e onomatopee laddove non sono presenti sintetizzatori e bassi distorti, tutti elementi che quasi contrastano con l’energia esplosiva della coreografia.

Il coreografo si dimostra un profilo molto interessante e innovativo, capace, con grande professionalità, di lavorare molto bene e in pochissimo tempo con ballerini giovani e a lui sconosciuti, trasmettendogli i propri valori in modo efficace e presentando al pubblico uno spettacolo che lascia, talvolta, stupiti.

Imago

2 Novembre

Imago
Accademia Nazionale di Danza Roma – AFAM
Scuola di Coreografia

Teatro Quirino De Giorgio – Vigonza (PD)

Coreografia Martina Tordiglione

Il terzo spettacolo della serata è sempre figlio dell’accademia nazionale di danza di Roma, specificatamente di Martina Tordiglione, che come Gaetano Borriello non esita a presentare le sue idee attraverso la danza, anche se con “Imago” ci troviamo davanti a tutt’altra esperienza. Se Borriello ha deciso, con “Cantieri effimeri: strutture invisibili dell’abitare”, di presentare sul palco un certo straniamento e una certa freddezza da parte dei danzatori per risaltare la potenza della componente visiva e teorica, nella coreografia di Martina Tordiglione, invece, è essenziale l’emotività e l’umore dei ballerini. Non è un caso, infatti, che durante la creazione coreografica, Martina Tordiglione cercasse, come da lei affermato nei dialoghi post-spettacolo, di lavorare molto sull’improvvisazione, creare un rapporto empatico con i ballerini e un gruppo unito capace di restituire l’idea di un’energia che cambia quando un corpo si incontra con un altro.

I danzatori diventano, quindi, delle piccole scintille in un altrove in cui tutto si muove, che nel momento in cui si incontrano esplodono di un’energia contagiosa per lo spettatore e dimostrano grande complicità tra di loro. Essi si muovono come mossi dal vento, in movimenti vorticosi e creando potenti composizioni corali che ricordano, da un punto di vista visivo, alcuni tratti dello spettacolo di Gaetano Borriello.

Eccezionale è la regia dello spettacolo, attraverso le luci i ballerini riescono velocemente a sparire e ricomparire, con grande fluidità, sul palcoscenico, quasi in un taglio di montaggio cinematografico e addirittura, nel momento di più grande crescita drammatica, i loro corpi perdono colore, in un bianco e nero espressivo, risultato di una messa in scena dal punto di vista pratico stupefacente, che mi ha veramente entusiasmato.

Non so dire quale degli spettacoli di questa serata mi sia piaciuto di più, tutti vantavano una forte componente estetica affascinante e ognuno di loro aveva una determinata caratteristica a renderlo potente. Ho apprezzato molto il valore estetico di “Cantieri Effimeri: Strutture Invisibili Dell’Abitare”, la messa in scena di “Imago”, la capacità di toccare lo spettatore di “Romeo e Giulietta”. In conclusione, ognuno di questi spettacoli mi ha lasciato qualcosa, in una serata sicuramente molto apprezzabile e emozionante.

Transition

9 Novembre

Transition – Kafra Collective NYC

Centro Culturale Altinate / San Gaetano – Padova

Coreografia Francesca Antonacci

Primo spettacolo della serata svolta al Centro Culturale Altinate il 9 Novembre, tra danzatori, musiche, coreografie e interviste estremamente interessanti, è “Transition”, una coreografia di Francesca Antonacci che è una riflessione sullo smarrimento che noi tutti possiamo patire, vittime di una vita spesso opprimente, pressante e frenetica.

Il carattere riflessivo della coreografia è risaltato da intermezzi silenziosi in cui risaltano i passi di gruppi di ballerini col viso coperto da maschere e resi ancora più anonimi dalle luci contrastanti che li rendono sagome nere, che trasportano, come un fiume di persone, e in un intelligente nonché affascinante espediente pratico, i protagonisti fuori dal palco, attraverso le colonne del porticato sullo sfondo della scenografia, colpito da luci morbide, interagendovi in maniera ottima.

La coreografia alterna momenti in cui i danzatori ballano in gruppo a momenti in cui ballano in coppia o da soli; i ballerini fungono da sostegno e appoggio sia fisico che morale l’uno per l’altro, tra prese e gesti pieni di sentimento.

Affiora nella coreografia l’ottimo rapporto tra il compositore delle musiche Giovanni Spinelli e la coreografa Francesca Antonacci, confermato anche dallo stesso nel tempo dedicato alla sua intervista, attraverso melodie toccanti che intrecciano musica classica, elettronica e contemporanea ed un tono epico ad uno drammatico, che perfettamente si sposano con la coreografia proposta dalla coreografa proveniente da New York.

Renaissance

9 Novembre

Renaissance – Kafra Collective NYC

Centro Culturale Altinate / San Gaetano – Padova

Coreografia Francesca Antonacci

Il secondo spettacolo, “Renaissance”, è invece un’esplorazione della trasformazione, della rinascita e dell’evoluzione. L’idea della coreografia, ispirata ad uno dei periodi più trasformativi e dediti all’innovazione probabilmente di sempre, ovvero il Rinascimento, è espressa attraverso diversi elementi perfettamente intrecciati tra loro e la proposta, allo spettatore, di un improbabile legame, nella coreografia, tra futuro e passato, quasi a simboleggiare il viscerale bisogno di innovazione che caratterizza ed ha caratterizzato qualunque periodo storico in maniera differente.

Così, in una coreografia composta di molti movimenti ripetuti in maniera quasi tribale, che paiono necessari per permettere ai danzatori di liberare loro stessi all’interno di un viaggio di crescita e che potrebbero talvolta sembrare inadatti, portano, invece, i danzatori ad un’esplosione di energia davanti agli occhi dello spettatore.

Risalta un’altra volta, durante lo spettacolo, la musica di Giovanni Spinelli, capace quasi di rendere vivida l’immagine di un futuro elettronico che può ricordare la colonna sonora di alcune versioni dello storico “Metropolis” di Fritz Lang, una dimostrazione ulteriore di come lo sguardo al futuro ha caratterizzato in maniera costante i pensieri dell’uomo nei secoli, a cui si viene rimandati anche tramite le luci dai toni caldi. Questo rapporto tra tribale/passato e futuro, lo si ritrova anche nel trucco sui volti dei protagonisti, un trucco argentato, metallico, che risalta gli occhi dei ballerini, ma anche, nuovamente, il rimando ad un mondo in parte passato e dal tono tribale.

Il decimo appuntamento del Festival Internazionale La Sfera Danza si chiude quindi con due spettacoli dalla forte componente riflessiva, caratterizzati entrambi dall’ottima interazione tra i ballerini e la splendida scenografia nella quale lo spettacolo viene messo in scena. A colpire principalmente lo spettatore è la correlazione tra la musica e i movimenti colmi di sentimento dei danzatori, le cui note e i cui passi rendono ancor più toccante e profonda l’esperienza fruitiva del pubblico. Personalmente, ciò che più mi ha colpito è proprio il connubio tra le ottime musiche dal tono futuristico e i movimenti vigorosi che hanno caratterizzato tutto “Renaissance” dall’inizio alla fine.

Showcase15
Teatro ai Colli – Padova

16 Novembre

Le cose inutili – MLDANZA

Coreografia Maria Luisa Mariotto

Primo spettacolo di una serata volta a presentare una vasta ed interessante varietà di talenti del mondo della danza, “Le Cose Inutili” di Maria Luisa Mariotto presenta un ragionamento sull’utilità delle discipline considerate spesso “inutili” nell’aprire una finestra sul pensiero. Queste discipline, però, non si limitano solo a questo, ma permettono a chi ne usufruisce di vivere nuove esperienze profonde, di emozionarsi, di rimanere, per alcuni minuti, sospeso in un mondo diverso da quello, a volte troppo grigio, a cui siamo abituati. “Le Cose Inutili” è un perfetto esempio di ciò, i passi delle ballerine scivolano sul piano del palcoscenico e trasportano lo spettatore, assieme alle musiche toccanti e drammatiche, in un mondo affascinante, composto da prese e da una coordinazione così precisa da, in alcuni momenti, ritrovarsi anche nel respiro, risaltato dal silenzio, toccando lo spettatore.

Under the storm we can sleep – Sinedomo

Coreografia Giulia Menti e Lorenzo Tonin

La coreografia di Giulia Menti e Lorenzo Tonin racconta della possibilità di trovare tranquillità in situazioni normalmente complesse e caotiche, nel momento in cui si è consapevoli della ineluttabilità delle stesse, utilizzando la metafora di un sonno nel pieno di una tempesta capace di cambiare profondamente, però, chi ne è all’interno. Questa tempesta è presentata, nello spettacolo, anche dalle musiche che contribuiscono, attraverso una sonorità vicina al rock in alcuni casi, ad un clima caotico e, attraverso delle sonorità più pacate in altri, ad un clima disteso, in entrambi i casi, i danzatori si fanno ispirare dal suono e anch’essi diventato rappresentazione di calma, angoscia, frenesia.

An ancient beat – Axis Danza

Coreografia Ermano Sbezzo

In una critica all’evoluzione incontrollata e cieca, che porta gli esseri umani ad allontanarsi dall’essenza del presente, “An Ancient Beat” diventa dimostrazione di come la danza possa diventare una forza in grado di risvegliare l’uomo, tra simboli della tradizione ed elementi legati al futuro.

I ballerini si muovono sinuosamente nello spazio come mossi dal vento, da soffi che è possibile sentire nella musica che accompagna tutto lo spettacolo, talvolta dando la sensazione di generare loro stessi tale corrente, con movimenti energici e vorticosi. Essi si muovono in maniera consapevole sul palco, spostando oggetti di scena di grande impatto visivo e che sono un notevole valore aggiunto alla coreografia di Ermanno Sbezzo, capaci di rendere “invisibili” gli stessi danzatori ed aggiungere un’ulteriore importante nota di inquietudine e di macabro.

Questo viaggio alternato tra il pericolo legato ad un futuro di cui non si può avere il pieno controllo ed una sicurezza che è, invece, possibile trovare nella tradizione, emerge nella coreografia tramite momenti di clima teso ed altri invece caratterizzati da un clima nettamente più disteso, attraverso i movimenti dei ballerini e le musiche di Davidson Jaconello.

La follia – Alessandra Russo

Coreografia Alessandra Russo

Sullo splendido tappeto musicale composto dalle opere di Antonio Vivaldi, Alessandra Russo presenta una struggente opera sulla follia in rapporto al disturbo alimentare. La demonizzazione del proprio corpo, l’autodistruzione, il delirio, che caratterizzano questo sempre più attuale problema, sono come scintille che la danzatrice riesce a tirare fuori da sé stessa, riuscendo a mostrarle allo spettatore, ma non a controllarle, con gesti che danno la sensazione di vedere le sue parti del corpo assumere una volontà propria e quasi fuggire al suo controllo, incarnando perfettamente la follia stessa.

Handscapes – IL BALLETTO – GruppoJuniorVeneto

Coreografia Matteo Zamperin

“Handscapes” è una coreografia che parla di mani che cercano un contatto, i ballerini esprimono perfettamente questo concetto cercandosi attraverso i propri corpi e relazionandosi attraverso le mani, muovendosi fluidamente sul palco, scivolando, come attratti o respinti l’uno dall’altro, similmente alle musiche che anch’esse scorrono perfettamente una dopo l’altra.

Unspoken Pulse – Milano Contemporary Ballet

Coreografia Roberto Altamura

Con una coreografia che sembra, a tratti, quasi una performance artistica, Roberto Altamura ammalia lo spettatore attraverso una tensione e un movimento generati da una forza che non si può dire, ma solo incarnare: l’amore, che emerge nel silenzio che fa da padrone a tutto lo spettacolo e lascia spazio al suono dei movimenti e dei colpi che i corpi dei danzatori subiscono, che diventano essi stessi musica ed assumono una potenza tutta nuova.

Il peso della ricerca di un’anima affine e la soddisfazione di riuscire a trovarla attraverso l’amore, emergono attraverso l’espressività di ballerini mossi come da una forza invisibile.

What a Wonderful World – N.R.D. Not Real Dancers

Coreografia Marco Barone

Il titolo dello spettacolo, ritrovabile nel leggendario e omonimo brano di Louis Armstrong, simboleggia perfettamente il messaggio che Marco Barone cerca di far trasparire nella coreografia: è ancora possibile per l’uomo, nonostante l’impossibilità di controllare il corso delle cose, scoprirsi meravigliato davanti alla bellezza della vita e del viaggio che essa riserva ad ognuno di noi.

I danzatori si muovono in sintonia, guidati da una fiducia ed una complicità che li rende compagni di un viaggio spettacolare e rivelatore, trasformando ogni loro passo, nel sentiero della vita, in un altrettanto meraviglioso viaggio per lo spettatore, tra movimenti eleganti e momenti toccanti.

Spiga incolta – Francesca Bernalda

Coreografia Francesca Bernalda

Francesca Bernalda omaggia la musica di Nicola Bernalda, suo zio e compositore delle musiche dello spettacolo, che come affermato dalla coreografa stessa è per lei da sempre un punto di riferimento. La danzatrice, così, costruisce ogni movimento attorno alle sonorità proposte da suo zio, in uno spettacolo in cui sembra che ogni nota corrisponda ad un movimento.

La protagonista dello spettacolo viene paragonata ad una spiga incolta, mossa dal vento, fissata al terreno dalle sue radici, colpita dalla calda luce del sole.

Le radici di Francesca Bernalda la tengono, per tutta la presentazione, ferma su un punto del palcoscenico, i suoi movimenti sono improvvisi, come mossi dal vento, ma non la portano in nessun luogo. Il posizionamento della danzatrice, ferma in piedi sotto una calda luce, che può simboleggiare il calore del sole, rende di grande impatto una maestosa performance che riesce a toccare il pubblico e restituire una notevole grazia.

Dioscuri – Oliviero Bifulco

Coreografia Oliviero Bifulco

Con “Dioscuri”, Oliviero Bifulco presenta una coreografia che rimanda al mito di Castore e Polluce, quindi sul tema della fratellanza, del sacrificio, dell’amore platonico e fraterno, un’opera tragica che racconta di come l’amore e la volontà possano legare e rendere affini due vite e due destini differenti. I ballerini ricordano, nella complicità mostrata sul palco, proprio la fratellanza dei due gemelli protagonisti del mito greco dei Dioscuri, tra prese e movimenti che sono un messaggio da parte di ognuno dei due, che conferma al partner di esserci sempre per lui.

I costumi sono essenziali, sia ad evidenziare come i due fratelli evitino qualsiasi tipo di armatura e maschera l’uno davanti all’altro, sia a far risaltare, attraverso la luce, la carne e i muscoli dei danzatori, ricordando, quindi, le statue che caratterizzavano l’arte del periodo greco, padre di questo drammatico racconto.

«À travers…» – VdanceProject

Coreografia Daniele Vidiri

I tre ballerini si muovono, nella coreografia di Daniele Vidiri, in una connessione ipnotica, diventando espressione del concetto di eternità, intrecciati l’un l’altro afferrandosi, cercandosi e muovendosi in sintonia uno sotto l’ala protettrice dell’altro, in un crescendo di emozioni e pathos che culmina verso la fine in un’esplosione di energia, restituita anche dai costumi dorati appariscenti e quasi ipnotizzanti indossati dai danzatori.

Talent on the move@La Sfera Danza

Teatro Verdi – 23 Novembre

Between Two Points – The Codarts Dance Company

Coreografia Rutkay Özpinar

La prima coreografia della serata volta a presentare lavori di coreografi affermati, al fine di rappresentare la scena coreutica olandese e i frutti del lavoro di Codarts Dance Company, è “Between Two Points”, che presenta al pubblico un gruppo coeso di ballerini che si muovono come colpiti da un’elettricità che hanno il dovere di passare ai propri compagni e mostrare, e quindi far scorrere, anche nel pubblico. Questa elettricità del movimento non lo rende, però, rigido o incontrollato, esso è dominato dai danzatori, com’è dimostrato da passi snodati, attraverso i quali sembra quasi che i ballerini sloghino a comando le loro articolazioni, e graziosi, nonostante la loro notevole potenza. I danzatori si muovono nello spazio in maniera studiata e coordinata, creando effetti imponenti e, talvolta, diventando loro stessi degli oggetti e effetti di scena, interagendo l’uno con l’altro e spostando gli equilibri sul palcoscenico.

C’Est Toi – The Codarts Dance Company

Coreografia Ed Wubbe

La coreografia di Ed Wubbe presenta un ballo a due che viagga tra contemporaneità e passato. La musica di Edith Piaf ne è simbolo, ricordando musiche di altri tempi, quindi duetti di altri tempi e rievocando immagini che vi appartengono, come possono essere quelle a schermo di danze iconiche del cinema (quella di “Singin In The Rain” su tutte ne può essere un esempio). Un richiamo al passato che, oltre alla musica, si ritrova nella luce fredda e nei costumi neri dei protagonisti, richiamo che, però, non diventa mai invadente, lasciando spazio alla contemporaneità, che affiora in maniera spiccata tramite velocità dei movimenti, rigidità che si alterna a morbidezza e anche, in certi punti, tramite una certa giocosità.

I ballerini si cercano con complicità esprimendo un amore che sboccia tra loro nel gioco e nella musica, in mezzo al divertimento che la danza provoca, alternato a momenti romantici e profondi.

Lamento della Ninfa – The Codarts Dance Company

Coreografia Stephen Shropshire

Il terzo spettacolo della serata prende vita su un palco illuminato in maniera eccelsa, sul cui piano viene steso un tappeto di luce estremamente drammatico che diventa, in alcuni casi, l’unico spazio in cui è possibile il movimento, escludendo tutto il resto di palcoscenico, rendendolo totale oscurità. Questa luce calda rende lo sfondo e lo spazio laterale come le colonne di una chiesa, infiltrandosi tra le quinte e creando effetti di contrasto sul pavimento, aggiungendo sacralità al tutto. La stessa luce risalta i corpi dei ballerini, che giocano con la stessa e che si muovono esprimendo grande drammaticità in un ballo a tre.

La ballerina si muove in una spettacolare snodabilità tra i due partner, che la muovono sui suoi assi e nello spazio, accompagnandola e sostenendola in un viaggio mistico e sacrale che ammalia lo spettatore con la sua delicatezza ed eleganza.

Castles Of glass – The Codarts Dance Company

Coreografia Manuel Kiros Paolini

“Castles Of Glass” presenta una coreografia caratterizzata da più influenze e toni, oltre che da una costante energia vitalizzante, che si manifesta attraverso disparati elementi, ma ottenendo il medesimo risultato: la capacità di tenere in tensione lo spettatore.

I ballerini si inseguono e congiungono energicamente in movimenti e situazioni d’impatto talvolta quasi cinematografico, sfruttando la potenza sonora delle musiche, creando, talvolta, una tensione ed un’inquietudine quasi horrorifiche. Essi si muovono sul palco interagendo in maniera interessante con la luce che li illumina, capace di isolare alcuni danzatori, di diventare partner degli stessi e talvolta di creare quasi delle zone isolate da cui sembra impossibile uscire.

Le diverse influenze e i diversi riferimenti della coreografia, si possono rivedere nei costumi, che prendono il tipico gonnellino di tulle della danza classica e lo sgraziano attraverso un colore sgargiante e acceso e, perlomeno agli occhi di uno spettatore non troppo competente dal punto di vista tecnico come il sottoscritto, in alcuni movimenti e passi, che sembrano rimandare anche al mondo dell’Hip-Hop in alcuni tratti.

Te Odiero – The Codarts Dance Company

Coreografia HURyCAN
(Candelaria Antelo & Arthur Bernard-Bazin)

Spesso l’amore risiede là dove superficialmente sembra esserci odio e “Te Odiero”, una coreografia di Candelaria Antelo e Arthur Bernard-Bazin, mette in scena questo concetto in maniera eccelsa, con un duetto talvolta acrobatico dal tono teatrale in cui vengono esplorati i confini e gli intrecci dell’amore e dell’odio in maniera giocosa e divertente.

Le espressioni, i versi, i gesti dei ballerini, sono di vitale importanza, risaltando nel silenzio dello spettacolo là dove non è presente una musica quasi grottesca e sempre, in maniera coerente, giocosa. Questi suoni sono essenziali per passare da una situazione di conflitto ad un’unione all’insegna dell’amore più spassionato, con uno spazio che viene ritagliato anche per una sessualità estremamente carica di ironia, e per accentuare, inoltre, la potenza dei movimenti dei due danzatori, che si fanno prima pesanti e poi leggeri, a seconda del momento.

La lotta si fa quindi danza in un modo che ricorda, in alcuni casi, la Capoeira e più in generale tutte le arti marziali che si armano di una certa grazia comune al mondo della danza, attraverso una notevole complicità dei due danzatori, che emerge spiccatamente durante la coreografia.

The Fifth Scent – The Codarts Dance Company

Coreografia Thomas Van Dee Linden

Il sesto spettacolo della serata presenta allo spettatore una coreografia attraversata da toni di epicità e inquietudine, anche grazie alle musiche e alle luci, che non sono mai fini a loro stesse, ma giocano sempre con lo spazio, lasciato nell’oscurità, in cui si muovono i ballerini e con le musiche, che propongono delle transizioni riprese dai movimenti coordinati dei danzatori oltre che, appunto, dalle luci del palco.

Far – The Codarts Dance Company

Coreografia Sir Wayne McGregor

“Far” è un passo a due di grande drammaticità, gestito ottimamente dal punto di vista registico e molto pulito dal punto di vista dei movimenti con i quali i due danzatori incantano il pubblico. Essi si muovono su un palco reso bronzeo e monumentale dalle luci calde che colpiscono anche i ballerini stessi e creano, così facendo, degli effetti d’ombra sullo sfondo, che li vedono diventare giganti o minuscoli, creando dinamicità e stupendo lo spettatore. Queste ombre diventano quasi dei ballerini aggiunti che accompagnano la coreografia danzata da Elena Pineda Ortiz e Giuseppe Chiaradia per tutta la sua durata. Un effetto di scena notevole, che mi ha ammaliato, facendo in modo che le ombre mi rubassero addirittura lo sguardo in alcuni momenti.

Trial – The Codarts Dance Company

Coreografia Tú Hoàng

La penultima coreografia della serata comincia con un particolare straniamento nello spettatore, dato dall’assenza della musica, sostituita dai respiri e dai versi dei due ballerini, che ballano come se ogni suono avesse un proprio movimento che ne è conseguenza. Nel momento in cui parte la musica, i due cominciano a cercarsi laddove prima ballavano quasi in solitaria, in una ricerca l’uno dell’altro complicata e sfiancante, che si conclude, alla fine dello spettacolo, come la chiusura di un cerchio, tornando alla situazione di inizio spettacolo, senza musica ad accompagnare i movimenti scattanti dei due danzatori.

Goodbye Garden – The Codarts Dance Company

Coreografia Niek Wagenaar

La serata dedicata a mostrare i talenti della Codarts Dance Company si chiude con “Goodbye Garden”, una coreografia di gruppo accompagnata da suoni taglienti che creano, così come i passi dei ballerini, un tono inquietante e spettrale, dando quasi la sensazione, talvolta, che i ballerini siano impossessati da una vibrazione cupa, che li accomuna nonostante i costumi tutti di colori diversi.

Speech

Valore aggiunto della serata sono stati i tre interventi degli studenti della Codarts Dance Company, suddivisi all’inizio, a metà e verso la fine dello spettacolo. Questi hanno permesso allo spettatore di cogliere la passione e l’amore dietro ad ogni coreografia e cosa significhi, per dei giovani ballerini, vivere la danza in maniera così profonda, oltre che su un palco di così alto livello. Così, tra lacrime e risate, gli interventi dei giovani danzatori diventano segno di una condivisione che va oltre il solo movimento e di una leggerezza che riesce a tenere lo spettatore attivo tra uno spettacolo e l’altro.

Conclusioni

“Talent On The Move” è stato uno degli spettacoli che più mi ha colpito della XXII Edizione del Festival, non solo per la bravura dei ballerini, ma per le coreografie che sono state presentate, per il tono giocoso e divertente di alcune di esse, per alcuni effetti scenici. Tutti questi elementi, che hanno reso ogni coreografia valida ed interessante, sono riusciti, insieme agli speeches dei ballerini, a mantenere alto il ritmo di uno spettacolo composto da un buon numero di coreografie e, quindi, con una durata che potenzialmente avrebbe potuto far calare l’attenzione dello spettatore.

Dagli occhi di uno studente:
racconto di un viaggio
nella bellezza.
di Pierpaolo Gramegna

Premessa

Le relazioni sugli spettacoli del Festival, dal 1 al 23 novembre, sono delle mie semplici considerazioni, da studente universitario appassionato d’arte, su ciò che ho visto durante la XXII Edizione del Festival Internazionale La Sfera Danza. Le relazioni, ovviamente, non vogliono (e non possono) essere delle critiche professionali, in quanto non dispongo delle competenze necessarie per poterne scrivere, ma una testimonianza su ciò che ho provato e apprezzato durante i vari spettacoli come spettatore.

Il canto di Orfeo

1 Novembre

Il canto di Orfeo – Alessandro Piuzzo e Giacomo Quagliotti

Oratorio San Michele Arcangelo
Padova

Coreografia Adriana Cristiano

Nello scrigno di bellezza e innovazione Trecentesca che è l’Oratorio di San Michele Arcangelo a Padova, prende vita “Il Canto di Orfeo”, spettacolo di danza contemporanea in cui la struggente ed elegante coreografia, curata da Adriana Cristiano ed interpretata in maniera impeccabile da Alessandro Piuzzo e Giacomo Quagliotti e la regia di Claudio Malangone, trasformano in movimento il mito greco di Orfeo, raccontando di due protagonisti che patiscono il dolore causato dalla separazione e dalla distanza, dalla mancanza reciproca e da una forza più potente dell’essere umano, come la morte nel caso di Orfeo, che due volte gli strappa Euridice, a cui lo stesso si ricongiungerà solo nel momento della sua stessa morte, causata dalla sua ossessione per un passato che non può tornare.

L’Oratorio di San Michele è forse il luogo più adatto dove poter mettere in scena uno spettacolo che riflette, oltre che sulla separazione, anche sui rapporti tra il passato e il presente, sulla necessità di innovazione e sulle memorie. Jacopo da Verona stesso, affrescando l’Oratorio, che è esso stesso un contenitore di memorie, guarda al passato attraverso gli insegnamenti di Giotto, proponendo, però, grandi innovazioni per quella che era l’arte del tempo, introducendo un tono domestico nelle rappresentazioni sacre e specialmente nella figura di San Michele, non più raffigurato come un guerriero, ma come un giudice che pesa le anime dei mortali, per capire chi di loro andrà in paradiso e chi, come Orfeo nel tentativo di recuperare la sua amata, all’inferno.

Così, tra gesti ricorrenti per tutta la coreografia, come una stretta di mano o un abbraccio attorno alla vita, simboli di una necessità di vicinanza al proprio partner che sembra, però, impossibile da ottenere, i due protagonisti riescono a trasmettere allo spettatore il dolore della separazione. Alessandro Piuzzo e Giacomo Quagliotti sono bravissimi a mantenere una grande eleganza e delicatezza anche nei movimenti più bruschi e in cui è richiesto un grande equilibrio, creando con i loro corpi composizioni e forme di grande impatto agli occhi dello spettatore. I due ballerini, sono capaci di restituire alla perfezione il senso dell’intera coreografia, sembrando incollati in una massa unica tra loro in alcuni momenti e separati da una forza invisibile, nell’impossibilità di avvicinarsi l’un l’altro, in altri.

Da evidenziare è la grande capacità espressiva dei ballerini, attraverso i gesti e soprattutto attraverso le espressioni facciali, in dei volti straziati dal dolore e commossi dalla mancanza del proprio partner, che si rilassano solo alla fine dello spettacolo in un sorriso contagioso per lo spettatore, che testimonia la grande passione e dedizione dei danzatori.

Ottima la regia di Claudio Malangone: i costumi neri riescono, nel momento in cui vengono colpiti dalla luce, ad attenuare i contrasti e quindi, nei momenti di vicinanza dei due protagonisti, a evidenziare ancor di più come essi possano diventare una forma unica attraverso i loro corpi; l’ottima luce commuove e scolpisce i corpi dei ballerini, donandogli una notevole potenza, mai, però, invasiva, per mantenere una delicatezza consona al luogo in cui lo spettacolo prende vita; la musica, tra sintetizzatori, suoni che rimandano alla civiltà e alla quotidianità, come quelli di una stazione ad esempio, ma anche violini, rimanda nuovamente al rapporto tra passato e presente, ricorrente in tutto lo spettacolo. I silenzi, invece, lasciano spazio ai respiri dei due protagonisti, più marcati o meno a seconda del momento, aumentando così la drammaticità della rappresentazione.

“Il Canto di Orfeo” è uno spettacolo che va oltre la danza, esplora l’umanità, la passione, il sentimento, dal lato pratico assomiglia ad una performance artistica il cui messaggio viene trasmesso da due ballerini che agiscono anche come attori, che hanno l’incarico, portato ottimamente a termine, di commuovere e raccontare con i loro volti, con i loro gesti ed i loro sospiri, insieme ad una scenografia mozzafiato, che più che aggiungere del valore allo spettacolo, lo completa.

Personalmente, in quanto appassionato, tra le tante cose, anche di arti figurative, ciò che più mi ha colpito dello spettacolo è l’ambientazione dello stesso, nel nuovo connubio portato avanti dal Festival Internazionale “La Sfera Danza”, tra danza e luoghi storici della città. È stata una piacevole novità per me assistere ad uno spettacolo di danza contemporanea all’interno di un capolavoro Trecentesco come l’Oratorio di San Michele, che ha riflettuto tutta la sua bellezza sui corpi e sui movimenti dei ballerini stessi, in un clima aulico, tenendomi incantato, come se ogni nuovo movimento fosse una rivelazione.

Romeo e Giulietta

2 Novembre

Romeo e Giulietta
Borderlinedanza

Teatro Quirino De Giorgio
Vigonza (PD)

Coreografia Claudio Malangone

Prima coreografia del secondo spettacolo a cui ho avuto il piacere di assistere dall’inizio di questa mia avventura nel mondo della danza contemporanea, diviso in tre parti e svolto il 2 Novembre al teatro Quirino de Giorgio di Vigonza, è “Romeo e Giulietta”, curata da Claudio Malangone, responsabile anche della regia e dei costumi della rappresentazione e reduce dalla messa in scena dell’ottimo “Il Canto di Orfeo” all’Oratorio di San Michele Arcangelo, andato in scena proprio la sera prima.

La coreografia vede il racconto, in chiave moderna, della storia di “Romeo e Giulietta” e quindi di un amore reso impossibile dalle regole sociali imposte dalle famiglie dei due amanti, che vedono alla loro relazione come una bravata e che invece è, per Romeo e Giulietta, il simbolo della propria libertà. Il bisogno dei protagonisti di unirsi, alla ricerca della così tanto bramata emancipazione, è evidenziata dai gesti plateali, potenti e disperati dei due danzatori Luigi Aruta e Adriana Cristiano, estremamente legati emotivamente sul palco, mostrando grande complicità

Sono diverse le sfaccettature che può avere un desiderio amoroso, partendo dal gioco, passando per la paura, la tristezza, la gioia, fino al sogno e all’idealizzazione, tutte componenti che si alternano nella coreografia di Malangone, rappresentate nell’interazione dei due ballerini con le varie sedie disposte in maniera sparsa sul palcoscenico, gestite con grande controllo e delicatezza, nonostante la difficoltà dei movimenti, dai danzatori, che vedono le sedie stesse diventare compagni fedeli per tutta la rappresentazione.
Le stesse sedie, simbolo di un’immobilità a cui sono costretti da sempre Romeo e Giulietta, che per questo cercano una relazione amorosa che possa emanciparli, passano dall’essere un tutt’uno con i ballerini, ad essere un ostacolo, fino ad essere un oggetto che acquista quasi una propria sacralità.

“Romeo e Giulietta” riesce a restituire perfettamente la drammaticità – complice anche la musica di Alessandro Capasso, estremamente emotiva e quasi cinematografica – della storia che noi tutti conosciamo e ad aggiungervi anche, però, una nota giocosa, che riesce a tenere incollato lo spettatore per tutta la durata dello spettacolo e portare grande freschezza al tema.

Cantieri Effimeri

2 Novembre

Cantieri Effimeri: Strutture Invisibili dell’Abitare
Accademia Nazionale di Danza Roma – AFAM
Scuola di Danza Contemporanea

Teatro Quirino De Giorgio
Vigonza (PD)

Coreografia Gaetano Borriello

Secondo spettacolo della serata è “Cantieri Effimeri: Strutture Invisibili dell’Abitare”, realizzato da Gaetano Borriello dell’accademia nazionale di danza di Roma, collaborando con i giovani danzatori di Padova Danza Project, che riescono ad aprirsi in poco tempo ad un nuovo tipo di formazione su altri aspetti del movimento, riuscendo anche, a detta del coreografo, a sviluppare un rapporto professionale stimolante.

La coreografia ha un approccio prettamente teorico: il corpo è un mezzo dinamico che disegna, abita e trasforma lo spazio, costruisce architetture che rimangono impresse nella mente dello spettatore. Questa concezione di movimento viene perfettamente restituita all’interno della coreografia, i ballerini si uniscono spesso durante lo spettacolo nel creare delle vere e proprie composizioni con i loro corpi, e queste, insieme a movimenti sincronizzati vorticosi ed espressivi, rimangono impresse nella mente degli spettatori per tutta e anche oltre la durata della coreografia.

In uno spettacolo già di grande impatto per la componente visiva e teorica che Gaetano Borriello presenta allo spettatore, viene inserita anche una componente angosciante e straniante, data dall’inespressività dei volti dei danzatori, dai costumi di colore neutro, dai silenzi, dalla musica “sussurrata” e non sempre composta da suoni, ma quasi da rumori e onomatopee laddove non sono presenti sintetizzatori e bassi distorti, tutti elementi che quasi contrastano con l’energia esplosiva della coreografia.

Il coreografo si dimostra un profilo molto interessante e innovativo, capace, con grande professionalità, di lavorare molto bene e in pochissimo tempo con ballerini giovani e a lui sconosciuti, trasmettendogli i propri valori in modo efficace e presentando al pubblico uno spettacolo che lascia, talvolta, stupiti.

Imago

2 Novembre

Imago
Accademia Nazionale di Danza Roma – AFAM
Scuola di Coreografia

Teatro Quirino De Giorgio
Vigonza (PD)

Coreografia Martina Tordiglione

Il terzo spettacolo della serata è sempre figlio dell’accademia nazionale di danza di Roma, specificatamente di Martina Tordiglione, che come Gaetano Borriello non esita a presentare le sue idee attraverso la danza, anche se con “Imago” ci troviamo davanti a tutt’altra esperienza. Se Borriello ha deciso, con “Cantieri effimeri: strutture invisibili dell’abitare”, di presentare sul palco un certo straniamento e una certa freddezza da parte dei danzatori per risaltare la potenza della componente visiva e teorica, nella coreografia di Martina Tordiglione, invece, è essenziale l’emotività e l’umore dei ballerini. Non è un caso, infatti, che durante la creazione coreografica, Martina Tordiglione cercasse, come da lei affermato nei dialoghi post-spettacolo, di lavorare molto sull’improvvisazione, creare un rapporto empatico con i ballerini e un gruppo unito capace di restituire l’idea di un’energia che cambia quando un corpo si incontra con un altro.

I danzatori diventano, quindi, delle piccole scintille in un altrove in cui tutto si muove, che nel momento in cui si incontrano esplodono di un’energia contagiosa per lo spettatore e dimostrano grande complicità tra di loro. Essi si muovono come mossi dal vento, in movimenti vorticosi e creando potenti composizioni corali che ricordano, da un punto di vista visivo, alcuni tratti dello spettacolo di Gaetano Borriello.

Eccezionale è la regia dello spettacolo, attraverso le luci i ballerini riescono velocemente a sparire e ricomparire, con grande fluidità, sul palcoscenico, quasi in un taglio di montaggio cinematografico e addirittura, nel momento di più grande crescita drammatica, i loro corpi perdono colore, in un bianco e nero espressivo, risultato di una messa in scena dal punto di vista pratico stupefacente, che mi ha veramente entusiasmato.

Non so dire quale degli spettacoli di questa serata mi sia piaciuto di più, tutti vantavano una forte componente estetica affascinante e ognuno di loro aveva una determinata caratteristica a renderlo potente. Ho apprezzato molto il valore estetico di “Cantieri Effimeri: Strutture Invisibili Dell’Abitare”, la messa in scena di “Imago”, la capacità di toccare lo spettatore di “Romeo e Giulietta”. In conclusione, ognuno di questi spettacoli mi ha lasciato qualcosa, in una serata sicuramente molto apprezzabile e emozionante.

Transition

9 Novembre

Transition – Kafra Collective NYC

Centro Culturale Altinate / San Gaetano – Padova

Coreografia Francesca Antonacci

Primo spettacolo della serata svolta al Centro Culturale Altinate il 9 Novembre, tra danzatori, musiche, coreografie e interviste estremamente interessanti, è “Transition”, una coreografia di Francesca Antonacci che è una riflessione sullo smarrimento che noi tutti possiamo patire, vittime di una vita spesso opprimente, pressante e frenetica.

Il carattere riflessivo della coreografia è risaltato da intermezzi silenziosi in cui risaltano i passi di gruppi di ballerini col viso coperto da maschere e resi ancora più anonimi dalle luci contrastanti che li rendono sagome nere, che trasportano, come un fiume di persone, e in un intelligente nonché affascinante espediente pratico, i protagonisti fuori dal palco, attraverso le colonne del porticato sullo sfondo della scenografia, colpito da luci morbide, interagendovi in maniera ottima.

La coreografia alterna momenti in cui i danzatori ballano in gruppo a momenti in cui ballano in coppia o da soli; i ballerini fungono da sostegno e appoggio sia fisico che morale l’uno per l’altro, tra prese e gesti pieni di sentimento.

Affiora nella coreografia l’ottimo rapporto tra il compositore delle musiche Giovanni Spinelli e la coreografa Francesca Antonacci, confermato anche dallo stesso nel tempo dedicato alla sua intervista, attraverso melodie toccanti che intrecciano musica classica, elettronica e contemporanea ed un tono epico ad uno drammatico, che perfettamente si sposano con la coreografia proposta dalla coreografa proveniente da New York.

Renaissance

9 Novembre

Renaissance
Kafra Collective NYC

Centro Culturale Altinate / San Gaetano – Padova

Coreografia Francesca Antonacci

Il secondo spettacolo, “Renaissance”, è invece un’esplorazione della trasformazione, della rinascita e dell’evoluzione. L’idea della coreografia, ispirata ad uno dei periodi più trasformativi e dediti all’innovazione probabilmente di sempre, ovvero il Rinascimento, è espressa attraverso diversi elementi perfettamente intrecciati tra loro e la proposta, allo spettatore, di un improbabile legame, nella coreografia, tra futuro e passato, quasi a simboleggiare il viscerale bisogno di innovazione che caratterizza ed ha caratterizzato qualunque periodo storico in maniera differente.

Così, in una coreografia composta di molti movimenti ripetuti in maniera quasi tribale, che paiono necessari per permettere ai danzatori di liberare loro stessi all’interno di un viaggio di crescita e che potrebbero talvolta sembrare inadatti, portano, invece, i danzatori ad un’esplosione di energia davanti agli occhi dello spettatore.

Risalta un’altra volta, durante lo spettacolo, la musica di Giovanni Spinelli, capace quasi di rendere vivida l’immagine di un futuro elettronico che può ricordare la colonna sonora di alcune versioni dello storico “Metropolis” di Fritz Lang, una dimostrazione ulteriore di come lo sguardo al futuro ha caratterizzato in maniera costante i pensieri dell’uomo nei secoli, a cui si viene rimandati anche tramite le luci dai toni caldi. Questo rapporto tra tribale/passato e futuro, lo si ritrova anche nel trucco sui volti dei protagonisti, un trucco argentato, metallico, che risalta gli occhi dei ballerini, ma anche, nuovamente, il rimando ad un mondo in parte passato e dal tono tribale.

Il decimo appuntamento del Festival Internazionale La Sfera Danza si chiude quindi con due spettacoli dalla forte componente riflessiva, caratterizzati entrambi dall’ottima interazione tra i ballerini e la splendida scenografia nella quale lo spettacolo viene messo in scena. A colpire principalmente lo spettatore è la correlazione tra la musica e i movimenti colmi di sentimento dei danzatori, le cui note e i cui passi rendono ancor più toccante e profonda l’esperienza fruitiva del pubblico. Personalmente, ciò che più mi ha colpito è proprio il connubio tra le ottime musiche dal tono futuristico e i movimenti vigorosi che hanno caratterizzato tutto “Renaissance” dall’inizio alla fine.

Showcase15
Teatro ai Colli – Padova

16 Novembre

Le cose inutili – MLDANZA

Coreografia Maria Luisa Mariotto

Primo spettacolo di una serata volta a presentare una vasta ed interessante varietà di talenti del mondo della danza, “Le Cose Inutili” di Maria Luisa Mariotto presenta un ragionamento sull’utilità delle discipline considerate spesso “inutili” nell’aprire una finestra sul pensiero. Queste discipline, però, non si limitano solo a questo, ma permettono a chi ne usufruisce di vivere nuove esperienze profonde, di emozionarsi, di rimanere, per alcuni minuti, sospeso in un mondo diverso da quello, a volte troppo grigio, a cui siamo abituati. “Le Cose Inutili” è un perfetto esempio di ciò, i passi delle ballerine scivolano sul piano del palcoscenico e trasportano lo spettatore, assieme alle musiche toccanti e drammatiche, in un mondo affascinante, composto da prese e da una coordinazione così precisa da, in alcuni momenti, ritrovarsi anche nel respiro, risaltato dal silenzio, toccando lo spettatore.

Under the storm we can sleep
Sinedomo

Coreografia Giulia Menti e Lorenzo Tonin

La coreografia di Giulia Menti e Lorenzo Tonin racconta della possibilità di trovare tranquillità in situazioni normalmente complesse e caotiche, nel momento in cui si è consapevoli della ineluttabilità delle stesse, utilizzando la metafora di un sonno nel pieno di una tempesta capace di cambiare profondamente, però, chi ne è all’interno. Questa tempesta è presentata, nello spettacolo, anche dalle musiche che contribuiscono, attraverso una sonorità vicina al rock in alcuni casi, ad un clima caotico e, attraverso delle sonorità più pacate in altri, ad un clima disteso, in entrambi i casi, i danzatori si fanno ispirare dal suono e anch’essi diventato rappresentazione di calma, angoscia, frenesia.

An ancient beat – Axis Danza

Coreografia Ermano Sbezzo

In una critica all’evoluzione incontrollata e cieca, che porta gli esseri umani ad allontanarsi dall’essenza del presente, “An Ancient Beat” diventa dimostrazione di come la danza possa diventare una forza in grado di risvegliare l’uomo, tra simboli della tradizione ed elementi legati al futuro.

I ballerini si muovono sinuosamente nello spazio come mossi dal vento, da soffi che è possibile sentire nella musica che accompagna tutto lo spettacolo, talvolta dando la sensazione di generare loro stessi tale corrente, con movimenti energici e vorticosi. Essi si muovono in maniera consapevole sul palco, spostando oggetti di scena di grande impatto visivo e che sono un notevole valore aggiunto alla coreografia di Ermanno Sbezzo, capaci di rendere “invisibili” gli stessi danzatori ed aggiungere un’ulteriore importante nota di inquietudine e di macabro.

Questo viaggio alternato tra il pericolo legato ad un futuro di cui non si può avere il pieno controllo ed una sicurezza che è, invece, possibile trovare nella tradizione, emerge nella coreografia tramite momenti di clima teso ed altri invece caratterizzati da un clima nettamente più disteso, attraverso i movimenti dei ballerini e le musiche di Davidson Jaconello.

La follia – Alessandra Russo

Coreografia Alessandra Russo

Sullo splendido tappeto musicale composto dalle opere di Antonio Vivaldi, Alessandra Russo presenta una struggente opera sulla follia in rapporto al disturbo alimentare. La demonizzazione del proprio corpo, l’autodistruzione, il delirio, che caratterizzano questo sempre più attuale problema, sono come scintille che la danzatrice riesce a tirare fuori da sé stessa, riuscendo a mostrarle allo spettatore, ma non a controllarle, con gesti che danno la sensazione di vedere le sue parti del corpo assumere una volontà propria e quasi fuggire al suo controllo, incarnando perfettamente la follia stessa.

Handscapes – IL BALLETTO
GruppoJuniorVeneto

Coreografia Matteo Zamperin

“Handscapes” è una coreografia che parla di mani che cercano un contatto, i ballerini esprimono perfettamente questo concetto cercandosi attraverso i propri corpi e relazionandosi attraverso le mani, muovendosi fluidamente sul palco, scivolando, come attratti o respinti l’uno dall’altro, similmente alle musiche che anch’esse scorrono perfettamente una dopo l’altra.

Unspoken Pulse
Milano Contemporary Ballet

Coreografia Roberto Altamura

Con una coreografia che sembra, a tratti, quasi una performance artistica, Roberto Altamura ammalia lo spettatore attraverso una tensione e un movimento generati da una forza che non si può dire, ma solo incarnare: l’amore, che emerge nel silenzio che fa da padrone a tutto lo spettacolo e lascia spazio al suono dei movimenti e dei colpi che i corpi dei danzatori subiscono, che diventano essi stessi musica ed assumono una potenza tutta nuova.

Il peso della ricerca di un’anima affine e la soddisfazione di riuscire a trovarla attraverso l’amore, emergono attraverso l’espressività di ballerini mossi come da una forza invisibile.

What a Wonderful World – N.R.D. Not Real Dancers

Coreografia Marco Barone

Il titolo dello spettacolo, ritrovabile nel leggendario e omonimo brano di Louis Armstrong, simboleggia perfettamente il messaggio che Marco Barone cerca di far trasparire nella coreografia: è ancora possibile per l’uomo, nonostante l’impossibilità di controllare il corso delle cose, scoprirsi meravigliato davanti alla bellezza della vita e del viaggio che essa riserva ad ognuno di noi.

I danzatori si muovono in sintonia, guidati da una fiducia ed una complicità che li rende compagni di un viaggio spettacolare e rivelatore, trasformando ogni loro passo, nel sentiero della vita, in un altrettanto meraviglioso viaggio per lo spettatore, tra movimenti eleganti e momenti toccanti.

Spiga incolta
Francesca Bernalda

Coreografia Francesca Bernalda

Francesca Bernalda omaggia la musica di Nicola Bernalda, suo zio e compositore delle musiche dello spettacolo, che come affermato dalla coreografa stessa è per lei da sempre un punto di riferimento. La danzatrice, così, costruisce ogni movimento attorno alle sonorità proposte da suo zio, in uno spettacolo in cui sembra che ogni nota corrisponda ad un movimento.

La protagonista dello spettacolo viene paragonata ad una spiga incolta, mossa dal vento, fissata al terreno dalle sue radici, colpita dalla calda luce del sole.

Le radici di Francesca Bernalda la tengono, per tutta la presentazione, ferma su un punto del palcoscenico, i suoi movimenti sono improvvisi, come mossi dal vento, ma non la portano in nessun luogo. Il posizionamento della danzatrice, ferma in piedi sotto una calda luce, che può simboleggiare il calore del sole, rende di grande impatto una maestosa performance che riesce a toccare il pubblico e restituire una notevole grazia.

Dioscuri – Oliviero Bifulco

Coreografia Oliviero Bifulco

Con “Dioscuri”, Oliviero Bifulco presenta una coreografia che rimanda al mito di Castore e Polluce, quindi sul tema della fratellanza, del sacrificio, dell’amore platonico e fraterno, un’opera tragica che racconta di come l’amore e la volontà possano legare e rendere affini due vite e due destini differenti. I ballerini ricordano, nella complicità mostrata sul palco, proprio la fratellanza dei due gemelli protagonisti del mito greco dei Dioscuri, tra prese e movimenti che sono un messaggio da parte di ognuno dei due, che conferma al partner di esserci sempre per lui.

I costumi sono essenziali, sia ad evidenziare come i due fratelli evitino qualsiasi tipo di armatura e maschera l’uno davanti all’altro, sia a far risaltare, attraverso la luce, la carne e i muscoli dei danzatori, ricordando, quindi, le statue che caratterizzavano l’arte del periodo greco, padre di questo drammatico racconto.

«À travers…» – VdanceProject

Coreografia Daniele Vidiri

I tre ballerini si muovono, nella coreografia di Daniele Vidiri, in una connessione ipnotica, diventando espressione del concetto di eternità, intrecciati l’un l’altro afferrandosi, cercandosi e muovendosi in sintonia uno sotto l’ala protettrice dell’altro, in un crescendo di emozioni e pathos che culmina verso la fine in un’esplosione di energia, restituita anche dai costumi dorati appariscenti e quasi ipnotizzanti indossati dai danzatori.

Talent on the move@La Sfera Danza

Teatro Verdi – 23 Novembre

Between Two Points
The Codarts Dance Company

Coreografia Rutkay Özpinar

La prima coreografia della serata volta a presentare lavori di coreografi affermati, al fine di rappresentare la scena coreutica olandese e i frutti del lavoro di Codarts Dance Company, è “Between Two Points”, che presenta al pubblico un gruppo coeso di ballerini che si muovono come colpiti da un’elettricità che hanno il dovere di passare ai propri compagni e mostrare, e quindi far scorrere, anche nel pubblico. Questa elettricità del movimento non lo rende, però, rigido o incontrollato, esso è dominato dai danzatori, com’è dimostrato da passi snodati, attraverso i quali sembra quasi che i ballerini sloghino a comando le loro articolazioni, e graziosi, nonostante la loro notevole potenza. I danzatori si muovono nello spazio in maniera studiata e coordinata, creando effetti imponenti e, talvolta, diventando loro stessi degli oggetti e effetti di scena, interagendo l’uno con l’altro e spostando gli equilibri sul palcoscenico.

C’Est Toi
The Codarts Dance Company

Coreografia Ed Wubbe

La coreografia di Ed Wubbe presenta un ballo a due che viagga tra contemporaneità e passato. La musica di Edith Piaf ne è simbolo, ricordando musiche di altri tempi, quindi duetti di altri tempi e rievocando immagini che vi appartengono, come possono essere quelle a schermo di danze iconiche del cinema (quella di “Singin In The Rain” su tutte ne può essere un esempio). Un richiamo al passato che, oltre alla musica, si ritrova nella luce fredda e nei costumi neri dei protagonisti, richiamo che, però, non diventa mai invadente, lasciando spazio alla contemporaneità, che affiora in maniera spiccata tramite velocità dei movimenti, rigidità che si alterna a morbidezza e anche, in certi punti, tramite una certa giocosità.

I ballerini si cercano con complicità esprimendo un amore che sboccia tra loro nel gioco e nella musica, in mezzo al divertimento che la danza provoca, alternato a momenti romantici e profondi.

Lamento della Ninfa
The Codarts Dance Company

Coreografia Stephen Shropshire

Il terzo spettacolo della serata prende vita su un palco illuminato in maniera eccelsa, sul cui piano viene steso un tappeto di luce estremamente drammatico che diventa, in alcuni casi, l’unico spazio in cui è possibile il movimento, escludendo tutto il resto di palcoscenico, rendendolo totale oscurità. Questa luce calda rende lo sfondo e lo spazio laterale come le colonne di una chiesa, infiltrandosi tra le quinte e creando effetti di contrasto sul pavimento, aggiungendo sacralità al tutto. La stessa luce risalta i corpi dei ballerini, che giocano con la stessa e che si muovono esprimendo grande drammaticità in un ballo a tre.

La ballerina si muove in una spettacolare snodabilità tra i due partner, che la muovono sui suoi assi e nello spazio, accompagnandola e sostenendola in un viaggio mistico e sacrale che ammalia lo spettatore con la sua delicatezza ed eleganza.

Castles Of glass
The Codarts Dance Company

Coreografia Manuel Kiros Paolini

“Castles Of Glass” presenta una coreografia caratterizzata da più influenze e toni, oltre che da una costante energia vitalizzante, che si manifesta attraverso disparati elementi, ma ottenendo il medesimo risultato: la capacità di tenere in tensione lo spettatore.

I ballerini si inseguono e congiungono energicamente in movimenti e situazioni d’impatto talvolta quasi cinematografico, sfruttando la potenza sonora delle musiche, creando, talvolta, una tensione ed un’inquietudine quasi horrorifiche. Essi si muovono sul palco interagendo in maniera interessante con la luce che li illumina, capace di isolare alcuni danzatori, di diventare partner degli stessi e talvolta di creare quasi delle zone isolate da cui sembra impossibile uscire.

Le diverse influenze e i diversi riferimenti della coreografia, si possono rivedere nei costumi, che prendono il tipico gonnellino di tulle della danza classica e lo sgraziano attraverso un colore sgargiante e acceso e, perlomeno agli occhi di uno spettatore non troppo competente dal punto di vista tecnico come il sottoscritto, in alcuni movimenti e passi, che sembrano rimandare anche al mondo dell’Hip-Hop in alcuni tratti.

Te Odiero
The Codarts Dance Company

Coreografia HURyCAN (Candelaria Antelo & Arthur Bernard-Bazin)

Spesso l’amore risiede là dove superficialmente sembra esserci odio e “Te Odiero”, una coreografia di Candelaria Antelo e Arthur Bernard-Bazin, mette in scena questo concetto in maniera eccelsa, con un duetto talvolta acrobatico dal tono teatrale in cui vengono esplorati i confini e gli intrecci dell’amore e dell’odio in maniera giocosa e divertente.

Le espressioni, i versi, i gesti dei ballerini, sono di vitale importanza, risaltando nel silenzio dello spettacolo là dove non è presente una musica quasi grottesca e sempre, in maniera coerente, giocosa. Questi suoni sono essenziali per passare da una situazione di conflitto ad un’unione all’insegna dell’amore più spassionato, con uno spazio che viene ritagliato anche per una sessualità estremamente carica di ironia, e per accentuare, inoltre, la potenza dei movimenti dei due danzatori, che si fanno prima pesanti e poi leggeri, a seconda del momento.

La lotta si fa quindi danza in un modo che ricorda, in alcuni casi, la Capoeira e più in generale tutte le arti marziali che si armano di una certa grazia comune al mondo della danza, attraverso una notevole complicità dei due danzatori, che emerge spiccatamente durante la coreografia.

The Fifth Scent
The Codarts Dance Company

Coreografia Thomas Van Dee Linden

Il sesto spettacolo della serata presenta allo spettatore una coreografia attraversata da toni di epicità e inquietudine, anche grazie alle musiche e alle luci, che non sono mai fini a loro stesse, ma giocano sempre con lo spazio, lasciato nell’oscurità, in cui si muovono i ballerini e con le musiche, che propongono delle transizioni riprese dai movimenti coordinati dei danzatori oltre che, appunto, dalle luci del palco.

Far
The Codarts Dance Company

Coreografia Sir Wayne McGregor

“Far” è un passo a due di grande drammaticità, gestito ottimamente dal punto di vista registico e molto pulito dal punto di vista dei movimenti con i quali i due danzatori incantano il pubblico. Essi si muovono su un palco reso bronzeo e monumentale dalle luci calde che colpiscono anche i ballerini stessi e creano, così facendo, degli effetti d’ombra sullo sfondo, che li vedono diventare giganti o minuscoli, creando dinamicità e stupendo lo spettatore. Queste ombre diventano quasi dei ballerini aggiunti che accompagnano la coreografia danzata da Elena Pineda Ortiz e Giuseppe Chiaradia per tutta la sua durata. Un effetto di scena notevole, che mi ha ammaliato, facendo in modo che le ombre mi rubassero addirittura lo sguardo in alcuni momenti.

Trial
The Codarts Dance Company

Coreografia Tú Hoàng

La penultima coreografia della serata comincia con un particolare straniamento nello spettatore, dato dall’assenza della musica, sostituita dai respiri e dai versi dei due ballerini, che ballano come se ogni suono avesse un proprio movimento che ne è conseguenza. Nel momento in cui parte la musica, i due cominciano a cercarsi laddove prima ballavano quasi in solitaria, in una ricerca l’uno dell’altro complicata e sfiancante, che si conclude, alla fine dello spettacolo, come la chiusura di un cerchio, tornando alla situazione di inizio spettacolo, senza musica ad accompagnare i movimenti scattanti dei due danzatori.

Goodbye Garden
The Codarts Dance Company

Coreografia Niek Wagenaar

La serata dedicata a mostrare i talenti della Codarts Dance Company si chiude con “Goodbye Garden”, una coreografia di gruppo accompagnata da suoni taglienti che creano, così come i passi dei ballerini, un tono inquietante e spettrale, dando quasi la sensazione, talvolta, che i ballerini siano impossessati da una vibrazione cupa, che li accomuna nonostante i costumi tutti di colori diversi.

Speech

Valore aggiunto della serata sono stati i tre interventi degli studenti della Codarts Dance Company, suddivisi all’inizio, a metà e verso la fine dello spettacolo. Questi hanno permesso allo spettatore di cogliere la passione e l’amore dietro ad ogni coreografia e cosa significhi, per dei giovani ballerini, vivere la danza in maniera così profonda, oltre che su un palco di così alto livello. Così, tra lacrime e risate, gli interventi dei giovani danzatori diventano segno di una condivisione che va oltre il solo movimento e di una leggerezza che riesce a tenere lo spettatore attivo tra uno spettacolo e l’altro.

Conclusioni

“Talent On The Move” è stato uno degli spettacoli che più mi ha colpito della XXII Edizione del Festival, non solo per la bravura dei ballerini, ma per le coreografie che sono state presentate, per il tono giocoso e divertente di alcune di esse, per alcuni effetti scenici. Tutti questi elementi, che hanno reso ogni coreografia valida ed interessante, sono riusciti, insieme agli speeches dei ballerini, a mantenere alto il ritmo di uno spettacolo composto da un buon numero di coreografie e, quindi, con una durata che potenzialmente avrebbe potuto far calare l’attenzione dello spettatore.