Roman Riabych
Vetrina di Danza Contemporanea
Direzione generale Gabriella Furlan Malvezzi
Epitaffio alla tristezza
Roman Riabych
Vetrina di Danza Contemporanea
Direzione generale
Gabriella Furlan Malvezzi
“[…] Talvolta succede qualcosa per cui smetto di sognare la casa e i pini della mia infanzia… Allora mi assale la nostalgia, e io comincio ad aspettare con ansia il ritorno del sogno, nel quale mi vedrò di nuovo bambino e tornerò ad essere felice. Felice perché tutto è davanti a me, e tutto è ancora possibile.” (Lo specchio, Andrej Tarkovskij)
Ispirandosi al dipinto “Il mondo di Cristina” di Andrew Wyeth, il solo mette in scena il rituale intimo della liberazione e rinascita. Il corpo prima costretto a terra conquista lentamente la verticalità ed esegue un funerale simbolico della propria afflizione. Il ballerino in scena rappresenta la perseveranza silenziosa e faticosa di fronte a un paesaggio vuoto che riflette un’epoca segnata dalla perdita e avversità. Si tratta di un invito a non rifugiarsi nel passato per fuggire la tristezza poiché la negazione della tristezza è negazione della vita stessa. La coreografia affronta temi come la resilienza, la nostalgia e la rinascita.
TITOLO PERFORMANCE Epitaffio alla tristezza
COMPAGNIA Roman Riabych
COREOGRAFIA Roman Riabych
REGIA Roman Riabych
MUSICHE Hildur Guðnadóttir e Jóhann Jóhannsson
SCENOGRAFIE Roman Riabych
DANZATORE Roman Riabych
MICHELA MAGGIOLO
Direttore artistico del Festival Vignale Danza
MICHELE OLIVIERI
Critico di danza
MONICA RATTI
Direttrice artistica Danzasì, Produttrice ed Organizzatrice di eventi culturali, Esperta e Critica di danza
SARA ZUCCARI
Direttore del Giornale della Danza e Giornalista presso L’Espresso
“[…] Talvolta succede qualcosa per cui smetto di sognare la casa e i pini della mia infanzia… Allora mi assale la nostalgia, e io comincio ad aspettare con ansia il ritorno del sogno, nel quale mi vedrò di nuovo bambino e tornerò ad essere felice. Felice perché tutto è davanti a me, e tutto è ancora possibile.” (Lo specchio, Andrej Tarkovskij)
Ispirandosi al dipinto “Il mondo di Cristina” di Andrew Wyeth, il solo mette in scena il rituale intimo della liberazione e rinascita. Il corpo prima costretto a terra conquista lentamente la verticalità ed esegue un funerale simbolico della propria afflizione. Il ballerino in scena rappresenta la perseveranza silenziosa e faticosa di fronte a un paesaggio vuoto che riflette un’epoca segnata dalla perdita e avversità. Si tratta di un invito a non rifugiarsi nel passato per fuggire la tristezza poiché la negazione della tristezza è negazione della vita stessa. La coreografia affronta temi come la resilienza, la nostalgia e la rinascita.
TITOLO PERFORMANCE
Epitaffio alla tristezza
COMPAGNIA
Roman Riabych
COREOGRAFIA
Roman Riabych
REGIA
Roman Riabych
MUSICHE
Hildur Guðnadóttir e Jóhann Jóhannsson
SCENOGRAFIE
Roman Riabych
DANZATORE
Roman Riabych
MICHELA MAGGIOLO
Direttore artistico del Festival Vignale Danza
MICHELE OLIVIERI
Critico di danza
MONICA RATTI
Direttrice artistica Danzasì, Produttrice ed Organizzatrice di eventi culturali, Esperta e Critica di danza
SARA ZUCCARI
Direttore del Giornale della Danza e Giornalista presso L’Espresso
